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Una primaria ed insostituibile opera di
raccolta e depurazione delle acque reflue, è
oggi in funzione a pieno regime sull’intero
bacino, con visibili benefici per il lago e
l’ambiente circostante.
E’ in considerazione dell’importanza che tale
impianto apporta alla popolazione ed
all’ambiente che il Consiglio di
Amministrazione, supportato dall’azienda
gestrice ed i tecnici direttori dei lavori,
muovono ogni impegno, lavorando con efficacia
e professionalità, di giorno e di notte, per
garantire il corretto funzionamento del
collettore e la pronta risoluzione dei piccoli
o grandi problemi che, in ogni caso, sono
all’ordine del giorno in un impianto così
importante e di così grandi dimensioni.
Nell’ottica di questi risultati, ho l’onore ed
il piacere di ringraziare tutti quanti
concorrono nel conseguimento dello scopo
principale che è quello di lasciare alle
generazioni future un ambiente sano ed
incontaminato. Il
Direttore Generale
Dott. Massimo Pierangeli
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Il lago più pulito d’Europa
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Il senso civico, di responsabilità, ma soprattutto
il rispetto per l’ambiente, hanno spinto nel 1990
i Comuni del bacino del lago di Bolsena (Amm.ne
Prov. di Viterbo, Bolsena, Bagnoregio,
Montefiascone, Marta, Capodimonte, Valentano,
Gradoli, Grotte di Castro e San Lorenzo Nuovo), a
realizzare un collettore circumlacuale per la
raccolta delle acque reflue e conseguente
convogliamento all’impianto di depurazione.
Fortunatamente per lo stato di salute del lago,
nel bacino non sono presenti né industrie, né
allevamenti zootecnici rilevanti, né culture
intensive. Il problema, pertanto, circoscritto ai
centri urbani, è stato perfettamente risolto. |
Buon senso e tecnologia…. in sintesi.
Ciascun paese del bacino ha ricostruito, o sono in
fase di adeguamento, le proprie fognature e, per
mezzo di collettori detti bretelle, trasferisce i
liquami urbani ad un collettore circumlacuale
consortile il quale, a sua volta, li convoglia ad
un depuratore posto lungo il fiume Marta, a circa
3 Km. dall’incile. Fa eccezione Valentano per il
quale è stato costruito uno specifico depuratore,
anch’esso gestito dal Co.Ba.L.B., che scarica i
reflui trattati oltre lo spartiacque del lago di
Bolsena.
Il collettore circumlacuale è costituito da due
rami. Il ramo principale (lungo Km. 31,7)
raccoglie i liquami di Gradoli, Grotte di Castro,
San Lorenzo Nuovo, Bolsena, Montefiascone e Marta,
per convogliare il tutto al depuratore consortile.
Il secondo ramo (lungo Km. 3,25) raccoglie solo i
liquami di Capodimonte per trasferirli fino al
collettore principale nei pressi di Marta. |
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In viaggio….di purificazione
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Il tracciato del collettore si svolge lungo un
percorso mediamente orizzontale che segue il
perimetro del lago e poiché le fogne necessitano
di pendenza per muovere i liquami per gravità, il
collettore è stato suddiviso in tratti di 2-3
chilometri, ciascuno dei quali inizia con una
stazione di sollevamento che pompa i liquami in
una breve condotta a pressione, fino a raggiungere
punti elevati del territorio dai quali il seguente
tronco di collettore, essendo in discesa, adduce
per gravità i liquami fino alla successiva
stazione di sollevamento.
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Di queste stazioni ve ne sono 15 lungo il ramo fra
Gradoli e Marta, 1 a Capodimonte ed 1 a valle
della confluenza dei due rami, oltre a 2
sottostazioni collocate a Capodimonte ed 1 a
Bolsena, prima di giungere al depuratore. In tutto
ben 20 stazioni di pompaggio. Queste sono ben
individuabili lungo le rive del lago perché
sormontate da un piccolo edificio per servizi
di’ispezione e manutenzione.
Il collettore consortile è la parte tecnica degli
impianti che protegge il lago, mentre il
depuratore protegge esclusivamente il fiume Marta
nel quale scarica i reflui trattati. Il altre
parole, un improbabile mancato funzionamento del
depuratore non pregiudicherebbe lo stato di salute
del lago. |
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…. più tecnicamente….
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Buona parte dei Comuni del consorzio non ha
provveduto a separare le acque piovane dai liquami
urbani per cui, in caso di piogge violente, il
sistema di pompaggio e lo stesso collettore
potrebbero occasionalmente essere insufficienti.
Per risolvere quest’eventualità, il sistema
fognario (le bretelle) e le stazioni di pompaggio
sono stati provvisti di uno scarico di “troppo
pieno” che va al lago. L’inconveniente, se si
dovesse verificare, dovrebbe avere effetti minimi
perché nel periodo invernale, durante il quale le
piogge abbondano, l’impianto risulta largamente
sovradimensionato rispetto al numero dei
residenti.
La gestione dell’impianto è regolato tramite
telecontrollo che attribuisce ad ogni stazione i
limiti di lavoro e carico d’esercizio. |
E’ ubicato sulle rive dell’emissario a 3
chilometri da Marta. E’ un tipico impianto
biologico con sedimentazione primaria e digestione
aerobica dei fanghi, in grado di trattare liquami
di circa 70.000 abitanti (la popolazione residente
conta circa 23.000 persone).
L’impianto è modulare, su linee parallele
equivalenti e può essere attivato parzialmente nel
periodo invernale in modo da limitare i costi di
gestione oppure può essere utilizzato
completamente nel periodo estivo.
Il liquame che arriva all’impianto viene
inizialmente pretrattato per togliere i corpi
nocivi al funzionamento (sabbia, stracci, grassi).
Tutti questi materiali sono smaltiti in
discariche. Segue il trattamento di sedimentazione
che per gravità separa le sostanze più facilmente
sedimentabili. La sedimentazione primaria abbatte
circa un terzo del potere inquinante dei liquami.
L’impianto comprende la ripartizione delle
portate, le vasche di sedimentazione, le tramogge,
il raschiatore di fanghi, la lama disoleatrice e
l’impianto di prelievo dei fanghi. I fanghi
sedimentati sul fondo delle vasche vengono
raschiati e accumulati nelle tramogge, dalle quali
vengono captati con sifoni e pompati alla
digestione aerobica. |
Il depuratore

Il liquame potrebbe risultare leggermente acido o
basico e quindi viene corretto per ottimizzare il
suo pH mediante un appropriato dosaggio di acido o
di calce contenuti nei serbatoi dell’impianto di
correzione del pH.
Dopo di ciò il liquame arriva al cuore del
sistema: le vasche di ossidazione biologica. Qui,
in un ecosistema artificiale, una grande e
debitamente controllata quantità di batteri,
divora la materia organica inquinante
moltiplicandosi a dismisura e trasformandosi in
biomassa. I batteri consumano grandi quantità di
ossigeno che, in grande quantità, viene insufflato
nelle vasche da enormi compressori rotativi,
attraverso dei diffusori porosi posti sul fondo
delle vasche di ossidazione. Le vasche di
ossidazione sono dimensionate in modo da
assicurare una permanenza dei liquami tale da
ottenere la totale nitrificazione della sostanza
organica e dell’ammoniaca.
Nelle vasche di ossidazione i batteri si aggregano
spontaneamente in fiocchi (fanghi attivi) che,
riversati in un successivo sedimentatore, si
separano per gravità dal liquido depurato. I
fiocchi sedimentati possono seguire due strade:
essere ricircolati nella vasca di ossidazione
biologica per mantenere alta la loro
concentrazione, oppure essere eliminati come fango
di supero che, opportunamente trattato e
disidratato, finirà in discarica.
Se l’impianto raggiunge un buon equilibrio e in
equilibrio viene mantenuto, l’effluente che sarà
riversato nel fiume Marta, avrà soltanto meno del
10% del carico inquinante iniziale misurato in BOD
(Domanda di Ossigeno Biologico). |
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Per evitare il rischio di eutrofizzazione del
fiume Marta, l’impianto è provvisto di un sistema
di abbattimento dell’azoto e del fosforo. Le
vasche di denitrificazione si trovano a monte
delle vasche di ossidazione. In queste vasche i
batteri vengono in contatto con la materia
organica presente nei liquami in assenza di
ossigeno, per cui assalgono la materia organica
decomponendo i nitrati per utilizzare l’ossigeno
liberando azoto.
Per ridurre il fosforo si ricorre invece ad un
processo di natura chimica, consistente nel
solubilizzare nella vasca di ossidazione delle
sostanze in grado di precipitare il fosforo
stesso. Infine, per eliminare eventuali batteri
patogeni è prevista la possibilità di disinfettare
l’effluente con opportuno dosaggio di ipoclorito
di sodio, a monte di una vasca di contatto che
termina nella condotta di scarico di Marta.
I fanghi in eccesso, detti di supero, non possono
essere eliminati senza un trattamento perché
ricchi di materia organica putrescibile. Debbono
essere quindi digeriti con trattamento aerobio e
disidratati prima di essere avviati alla
discarica.
Nelle vasche di digestione i fanghi vengono
lasciati per lungo tempo in abbondanza di ossigeno
e niente cibo finché avranno esaurito la sostanza
biologica accumulata, poi digeriscono e
mineralizzano se stessi. |
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Obiettivo raggiunto
Controlli eseguiti periodicamente dalla ASL
assicurano il perfetto stato di salute del lago e
preservano, inoltre, dal rischio di eventuali
discariche abusive, facilmente individuabili, con
esami batteriologici di campioni d’acqua prelevati
lungo la costa, in prossimità di luoghi sospetti o
a rischio.
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